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giovedì 8 settembre 2011

Editori che arretrano


Ma gli editori di fumetti, secondo te che ogni tanto mi leggi, hanno o non hanno la responsabilità di promuovere i propri prodotti culturali?


La casa editrice Marcos Y Marcos, in ambito letterario, ha da qualche anno deciso di utilizzare un approccio diverso al mestiere di editore: meno pubblicazioni all’anno (solo 13) ma tutte attentamente curate e valorizzate attraverso iniziative promozionali di diverso tipo (tra le quali ricordo la collaborazione con la compagnia teatrale Quelli di Grock per la drammatizzazione di alcuni romanzi della casa editrice).
La sua idea è, strano a dirsi, quella di avere un ruolo culturale e non solo commerciale.

Senti che pensiero grande, potente, sarebbe questo nel mondo del fumetto: una casa editrice che si assume un ruolo culturale, programmatico, non fine a se stesso, e che si muove nel territorio con gli autori per creare iniziative creative e stimolanti. Trovare nuovi lettori, stimolare nuovi interessi, mantenere una forte identità, ed avere una funzione anche sociale. È troppo, vero?

Invece, abbiamo case editrici che raramente hanno un progetto chiaro, a volte boicottano più o meno volutamente i propri prodotti o le iniziative di alcuni dei propri autori (!!), oppure se ne disinteressano, e vedono terminare il proprio lavoro nel momento della stampa o della grande fiera-mercato.

Gli autori sono soli. Non solo non percepiscono grandi guadagni nel momento della pubblicazione, se ne percepiscono, ma devono anche avere le forze da soli di promuovere i propri libri, di trovare uno spazio personale, di creare un seguito.
E non lo dico per deresponsabilizzare gli autori, sia chiaro.
Ma dove sono le sinergie? La progettualità? La forza di sviluppare un’idea culturale precisa? Di delineare una funzione sociale (l’ho ridetto) per l’editore stesso e i suoi autori?
Per generare un bisogno (vitale) nei potenziali lettori che sono sparsi nel territorio italiano?

Harry

giovedì 1 settembre 2011

Merchandising e dove siamo arrivati



Sto parlando di merchandising. Ho una posizione personale, ma mi interessa soprattutto allargare il ragionamento, perché il fumetto ne è strettamente parte, e ... vittima?
Ricorderei solo che l'Italia su queste cose insegue l'America da sempre. Segue e diventa allieva perfetta.
E quindi, per un punto storico chiaro, partirei da qui:

Negli otto interminabili anni in cui rimase alla Casa Bianca, Ronald Reagan bloccò qualsiasi proposta di legge che limitasse la presenza degli spot pubblicitari negli spot televisivi per ragazzi. Eppure l’ultima di tali proposte proponeva limitazioni addirittura risibili: 10 minuti e 30 secondi per ogni ora durante i fine settimana, 12 minuti nei giorni feriali. Due anni dopo, nel 1990, il provvedimento fu approvato dal Congresso; ma l’allora presidente Gorge Bush si rifiutò di firmarlo, appellandosi al primo emendamento della costituzione che garantisce la libertà di parola. In questo caso, libertà soltanto per i pubblicitari delle reti televisive.
Grazie alle continue pressioni di insegnanti, psicologi e genitori, alla fine il provvedimente fu “lasciato passare”, sebbene senza la firma del presidente. Comunque la sua applicazione fu episodica e, presto, cautamente disattesa. In quel decennio la “supercommercializzazione” dei programmi per ragazzi subì un’incredibile impennata: si calcolò che il bambini, prima ancora di raggiungere l’età scolare, venisse esposto a più di 5.000 ore di televisione, un quinto delle quali era costituito da pubblicità diretta e, prima di finire le superiori, il ragazzo medio aveva già riempito la sua vita con un totale di esposizione televisiva che andava dalle 19.000 alle 20.500 ore. Centinaia di ricerche registrarono una caduta verticale del profitto scolastico, della capacità di fissare l’attenzione e dell’interesse nella lettura, compresa quella dei fumetti.Nacque un nuovo formato per i programmi dei ragazzi: i comunicati commerciali erano indissolubilmente legati ai prodotti loro destinati. I legislatori si limitarono a raccomandare alla Commissione Federale per le Comunicazioni (FCC) di verificare che non si perdesse di vista “l’interesse pubblico nei programmi per ragazzi”. Così l’egemonia della promozionalità si estese a tutto il mercato multimediale,  dai disegni animati agli albi a fumetti,  ai graphic novel,  gonfiando enormemente il già fiorente merchandising per l’infanzia. 

                                                                   Roberto Giammarco
dalla Prefazione di Maledetti Fumetti 
di David Hajdu (Tunuè 2010)

giovedì 25 agosto 2011

Merchandising e la posizione di Bill Watterson


                                                                             un'immagine a caso presa da internet


Immerso in Calvin and Hobbes fino al collo, mi lascio ammaliare dalla sconvolgente posizione di Bill Watterson sul merchiandising, a me nota da tempo, ma che mi torna alla mente con prepotenza. Una posizione che, dentro a queste pagine, dentro a questa famiglia, ha ancora più forza e senso per me.

Se non lo sai, all'apice del successo di Calvin and Hobbes sui quotidiani, il Syndacate che pubblicava la striscia ha chiesto (è un eufemismo) a Watterson di sviluppare la solita, enorme, ubriacante, miliardaria trafila dei prodotti marchiati C&H. Magliette, pupazzetti, tazzine, mutande, ... se pensi a dove nei decenni hai trovato Linus con la sua copertina, o Snoopy e gli altri personaggi dei Peanuts, sai bene di cosa parlo.
La risposta naturale, forte del successo, sarebbe stata un contratto d'oro per Watterson e un futuro da milionario vita natural durante. Eredi degli eredi compresi.

Ma

Watterson decise che no, che non voleva vedere diffuse le sue creature a fumetti in tutti gli oggetti della vita quotidiana. La ragione? La dignità del suo fumetto, dei suoi personaggi. Voleva che i suoi personaggi continuassero ad avere vita propria nella forma per la quale sono stati realizzati. Il fumetto!
Incredibile a pensarci oggi. No?
Oggi il fumetto popolare è per lo più un veicolo pubblicitario, un traino per la mercificazione spinta dei collaterali. Da anni si inventano fumetti pensando a come poterli sfruttare commercialmente. Per Watterson, uomo solitario e coerente, il fumetto dovrebbe avere la dignità di esistere per quello che è.

Quindi, se anche tu hai nel tuo cassetto una bella maglietta con Calvin che piscia contro il muro, ricordati che non è autorizzata da Watterson. E che in qualche modo contraddice i presupposti stessi sui quali Watterson ha costruito le sue creature, la sua professionalità e la sua credibilità.

Harry

mercoledì 24 agosto 2011

La completezza come arte


L'ho accennato.
Ho comprato dopo anni di desiderio a distanza, Complete Calvin and Hobbes (Universal Press Syndicate ), un'opera monumentale che raccoglie tutto quanto realizzato da Bill Watterson per la sua immortale striscia. 
Watterson è un caso unico nel fumetto mondiale, per la sua nota opposizione al merchandising di Calvin and Hobbes, e per il fatto di essersi ritirato dal mondo del fumetto dopo la conclusione della striscia giornaliera. L'uomo da un'opera (monumentale) soltanto? Chissà.

Intanto, due cose a seguito della lettura di questa edizione. Se esiste un mercato nel quale qualità e cura editoriale sono marchio di fabbrica è certamente quello della ristampa delle strisce. Ne ho già parlato. Con Complete Calvin and Hobbes questo fenomeno è spinto alle estreme conseguenze. In ogni pagina, di grande formato, sono contenute tre strisce giornaliere o la striscia domenicale a colori. La qualità della carta e della stampa è altissima. La rilegatura, il cofanetto, la grafica fanno di quest'opera una pietra miliare. E questo, senza parlare dei contenuti.

Ritengo che Calvin and Hobbes sia una delle rare (rispetto al mare magnum delle produzioni e dei presunti best-seller) opere culturali che abbiano avuto un successo e un riconoscimento pari al suo valore. Merito della lucidità di Watterson, e della sua capacità di parlare in modo trasversale a persone di diverse appartenenze culturali e generazionali.
Ma leggendo quei tre volumi, così spaziosi, delicati (sul piano dei contenuti), solidi (contenuti ed edizione), accoglienti, intelligenti, movimentati, gioiosi, ... leggendoli in fila, si coglie per la prima volta davvero l'omogeneità artistica del capolavoro di Watterson. Basta vedere la cura che Bill ha messo nella realizzazione del lettering, oppure nella colorazione delle tavole domenicali. O l'impressionante coerenza con cui sono stati ritratti i diversi personaggi nel corso degli anni, striscia dopo striscia. Tutti aspetti che la Complete Edition valorizza al massimo.
Insomma, Complete Calvin and Hobbes è un'opera unica, capolavoro nel capolavoro. E se vuoi un divertente spaccato di vita vera su Calvin and Hobbes, ti consiglio di leggere questo, di cui riporto il finale:

 " [...]E quello stronzo di Bill Watterson ti dice così, facendoti pure ridere, che non è possibile  nel mondo– aiuto!- una conoscenza di quel tipo. Figurarsi nel fumetto. Devi fare una scelta. Tu: devi guardare la complessità e farla, una scelta. Questo è il fumetto, piccolo. E’ una roba iperbolica, mica euclidea. Qui sta il suo bello.”

Harry

giovedì 18 agosto 2011

I cinque ingredienti (vincenti?) per ristampare le strisce



Tom De Haven in un articolo sul sito del Comics Journal analizza le ragioni del successo editoriale della ristampa cronologica delle strisce storiche negli Stati Uniti, indicando cinque ingredienti tematici che si aggiungo ai fumetti e che, insieme alla cura del volume (grafica, carta pesante, rilegatura, ecc.), rendono imperdibili questi volumi.
I cinque ingredienti sono:
1. Contesto storico e socio-culturale
2. Un’analisi tecnica dell’efficaca delle strisce pubblicate e come funzionano sul piano narrativo e stilistico
3. Le influenze stilistiche, culturali e narrative dell’autore
4. Le biografie degli artisti, con particolare attenzione alla famiglia e al rapporto con gli editori
5. Aneddoti sulla vita e la carriera dell’artista

Giustamente De Haven sottolinea il grande lavoro di ricerca, cura e amore che c’è dietro alla riuscita di un volume di questo tipo. Ricordo per esempio che la ristampa cronologica e completa di Gasoline Alley (Walt & Skeezix per Drawn & Quaterly) curata da Chris Ware, fatica a ripagarsi le spese di produzione, ma è un autentico pezzo di storia (del fumetto e in senso lato della cultura americana) che ritorna alla luce a disposizione di tutti.
De Haven evidenzia inoltre, quasi di passaggio, la contraddizione tra la transizione in atto verso un nuovo concetto di libro (ebooks) digitale e volatile, e l’imponenza e la consistenza (anche fisica!) di questi prodotti.
Ricordo che in Italia, un solo editore ha recentemente avviato un lavoro altrettanto importante, seguendo a grandi linee i cinque criteri elencati da De Haven, che è Black Velvet con l’integrale di Doonesbury, di cui aspetto trepidante il secondo volume.
Le mie personali preferenze sono comunque per Gasoline Alley, Popeye e King Aroo, ma la scelta è davvero ampia.

Harry


Per inciso, aggiungo che mi è appena giunto dalla Gran Bretagna la mastodontica edizione integrale di Calvin & Hobbes, a proposito di volumi consistenti. Una vera meraviglia. Ne riparlerò.

giovedì 14 aprile 2011

Storie senza sangue



Quando in un titolo è scritto un destino.
Tempo fa Tito Faraci sul proprio blog auspicava la comparsa di un vero best-seller a fumetti. Sotto le righe, l'auspicio ha a che fare con una ricerca, senza dubbio in atto tra alcune case editrici, del prodotto perfetto per questo risultato. BD è una di queste. Tito Faraci è da alcuni anni Editor In Chief della BD di Marco Schiavone. Perché quindi non lavorare per produrre il proprio best-seller?
Con questo pensiero rimango al termine della lettura di Senza Sangue, un fumetto scritto da Faraci, appunto, disegnato dal bravo Francesco Ripoli e tratto da una storia di Alessandro Baricco (che di successi se ne intende). Il volumetto in bianco e nero è uscito a ottobre 2010, e non credo che sia diventato un best-seller.

Non amo molto Baricco, ma ammetto di averlo frequentato poco. Per quel che ho letto, non mi trovo molto in sintonia con il suo realismo magico, non abbastanza incisivo, non sufficientemente evocativo. Ma non è di un lavoro letterario che voglio dire, quanto della sua trasformazione a fumetti.
Il Senza Sangue di Faraci e Ripoli è infatti un fumetto che non capisco. La storia si sviluppa in due scenari principali: da un lato un assalto in casa di uno dei protagonisti, con annessa sparatoria; dall'altro, nella seconda parte, in un bar, seduti al tavolino, preludio a una scena finale che arriva meccanica. Dentro alla sparatoria e dentro alla chiacchierata al bar, numerosi flashback sviluppano la fabula di una storia dolorosa.
Leggendo, mi sono chiesto più volte che cosa ci sia di più noioso di una lunga sparatoria o di una lunga chiacchierata al bar, allungata ancora di più dai tanti ricordi e ritorni.
Insomma, un intreccio povero, sbagliato, che la cura dei disegni e dei dialoghi non solleva. Tutto è seduto, e le emozioni si raffreddano. Il legamo amore-morte, che sembra sorreggere tutto lo scorrimento del racconto, si appiattisce al punto che in quell'amplesso finale non c'è più nessuna voglia, nessuna vita. Come se tutto quel che accade ai protagonisti appartenesse a una vita che non è più.
Se best-seller doveva essere, si doveva realizzare una storia più efficace. Forse anche più furba, dinamica, emozionante. Ma a prescindere da questo (immagino che coinvolgendo Baricco, le vendite siano state comunque complessivamente buone), è il fumetto come opera a se stante che non funziona. E si lascia presto dimenticare.
Senza sangue.

Harry

domenica 13 marzo 2011

Il gioco delle scoperte

 copertina di jack kirby collector #17


Il gioco funziona più o meno così.
Io scopro in una rivista che un tale ha fatto una scoperta filologica.
Siccome la rivista è straniera e sono passati un po' di anni dalla sua pubblicazione, immagino che in pochi sappiano di questa scoperta.
Quindi, dico che la scoperta è mia.
Il punto: se io scopro una cosa già scoperta da un altro, ma nessuno sa dell'altro, la scoperta è mia? O sto solo barando? E se qualcuno scopre il trucco?

Trovi tutto qui. Non ho voglia di riportare i fatti. Se vuoi, leggi di là.
Per necessità, riporto anche io il fumetto di Jack Kirby oggetto della questione intitolato The Last Enemy, fumetto libero da diritti e facilmente recuperabile in internet. Riporto anche la traduzione di Alessandro Di Nocera, spero me lo perdonerà, ma è utile a far circolare le idee, ché dopo un po' si fermano e puzzano.

Harry




TITOLO e vign. 1:

Il viaggiatore del tempo incontra strani amici nel mondo del futuro… e l’opportunità di sconfiggere… L’ULTIMO NEMICO!
Vign. 2:
Ho impostato la discesa del ”Cubo del Tempo” laddove avrebbe dovuto essere Montford, nel Connecticut… nell’anno 2514 d.C….
Vign. 3:
Dida.: Quattro anni di lavoro segretissimo nel laboratorio governativo avevano dato i loro frutti. Il Cubo funzionava… ma la gente non l’avrebbe mai saputo… fino a quando non fossi tornato…
Ball.: Nasconderò il cubo in questa grotta. Poi effettuerò una piccola esplorazione.



Vign.1:
Dida.: Mi trovavo in una foresta. In cinquecento anni ogni traccia della città di Montford era scomparsa!... All’improvviso mi ritrovai in una radura disseminata di… di TIGRI MORTE!
Ball.: Tigri! A dozzine… e indossano abiti!
Vign. 2:
Dida.: All’improvviso udii una voce alle mie spalle… Una voce dal tono squittente… Me ne resi conto quando vidi da chi proveniva…
Ball. 1: E’ stata una gran battaglia, signore. I grandi felini sono difficili da sconfiggere!
Vign. 3:
Ball. 1: T-tu… puoi parlare?
Ball. 2 : Oh, sì... La sua specie ci ha lasciato molte cose.... linguaggio… cultura… armi…
Vign. 4:
Ball. 1: Ma…
Ball. 2: Lei non dovrebbe essere vivo, signore. Qualcosa chiamato “guerra atomica” ha sterminato gli umani.
Vign. 5:
Ball. 1: E così, la Terra è rimasta agli animali…
Ball. 2: Qualcuno doveva pur ereditarla! E’ ancora un bel posto dove vivere, sa?
Vign. 6:
Dida: C’erano così tante domande da fare… Ma la consapevolezza della tragica fine dell’umanità era piombata talmente profondamente in me da lasciarmi stordito. Mi voltai verso la creatura quando la sentii sogghignare…
Ball. 1: Cosa c’è di così divertente?
Vign. 7:
Dida.: Le luci non scomparvero interamente dopo il colpo in testa. Avvertii il dolore ed ebbi una rapida visione del terreno che mi veniva contro…


Vign. 1:
Dida.: Potei solo intuire il resto…essere trascinato in una sorta di tunnel nel terreno… Quindi svenni…
Vign. 2:
Dida.: Se mai c’era stato un uomo davvero in trappola, ebbene quello ero io. Hammond Drake. Non potrei dire quanto in profondità mi avessero portato. Quando mi svegliai, stavo fronteggiando un interrogatorio…
Ball. 1: Quella luce… mi fa male agli occhi!
Ball. 2: quando ci dirai ciò che vogliamo sapere… la spegnerò!
Vign. 3:
Ball. 1: Che cosa dovrei dirvi per…
Ball. 2: Guardami! Non hai a che fare coi nostri antenati ancestrali! Noi pensiamo! Noi edifichiamo! Noi stiamo combattendo per dominare il pianeta… e col tuo aiuto possiamo vincere!
Vign. 4:
Ball.1: I nostri network di tunnel circondano l’intera sotto-superficie del pianeta! Di sopra, i cani e i gatti si contendono il predominio, e, al momento, siamo in attesa che gli uni distruggano gli altri.
Vign. 5:
Ball. 1: Ora, non dobbiamo più attendere… Non quando possiamo apprendere come fabbricare bombe atomiche!
Ball. 2: Bombe atomiche!
Vign. 6
Ball. 1: Sì! Tu ce lo mostrerai! Se non puoi… Viaggeremo indietro nel tuo tempo e troveremo qualcuno che possa insegnarcelo!
Ball. 2: Non capisco cosa intendi…
Vign. 7:
Ball. 1: Non prenderti gioco di me! Non sei giunto qui con un missile Pogo! La tua specie ha costruito una macchina del tempo… E tu sei il pilota! Adesso, dimmi dove hai nascosto quella macchina!


Vign. 1
Dida: Il piccolo diavolo era in gamba e da quello che si poteva capire dall’aspetto della sua specie… molto cattivo. Ma io mantenni il silenzio.
Ball. 1.: Non vuoi parlare, eh? Ma tu sai che lo farai! Abbiamo studiato i metodi degli antichi nazisti… li ricordi?
Vign. 2:
Dida.: In quel momento, una campana d’allarme entrò in funzione da qualche parte e un’ombra di terrore percorse la faccia dell’inquisitore…
Ball. 1: Un raid! E’ un raid!
Vign. 3:
Dida.: Non sapevo che cosa volesse dire. Ma speravo che fosse il miracolo per cui avevo pregato…
Ball. 1: Alla caverna principale… Svelti!
Vign. 4:
Dida.: Ma la caverna principale era già nelle mani degli invasori. Erano grossi e veloci come il lampo ed emergevano con organizzata precisione da un veicolo dalla testa a trapano che si era fatto strada attraverso i tunnel sotterranei. Era una visione che lasciava attoniti!
Vign. 5:
Dida.: Gli incursori indossavano una specie di lanciafiamme. Ma era gas ciò che fuoriusciva dalle bocchette che reggevano in mano. Coloro che mi tenevano prigioniero vennero dispersi e tutto quello che potei fare fu gridare e tossire mentre il gas mi avviluppava…
Vign. 6:
Dida.: Il mio ultimo ricordo prima di piombare al suolo è quello dell’ombrosa figura di uno degli invasori che incombeva su di me tra i vapori turbinanti…



Vign. 1:
Dida.: Mi risvegliai, inaspettatamente, in un soffice e confortevole letto. Mi sarei sentito benissimo se non avessi visto il cane, la volpe e l’orso al mio capezzale…
Ball. 1: Stupefacente! Un uomo… Un uomo vero!
Ball. 2: Fantastico!
Vign. 2:
Dida.: All’improvviso la porta della mia stanza venne spalancata da un grosso bulldog in uniforme militare. I miei ospiti saltarono sull’attenti quando entrò. Evidentemente li sopravanzava tutti in grado.
Ball. 1: Attenti!
Ball. 2: Riposo!
Vign. 3:
Dida.: Lo chiamarono generale… e si allontanarono rispettosamente quando richiese di lasciarci soli…
Ball. 1: Io… ritengo che le sia tutto di conforto, signore… Si sente meglio?
Ball. 2: Mi sono state prestate le cure migliori.
Vign. 4:
Ball. 1; E perché no? E’ come festeggiare il ritorno di un vecchio amico, giusto?
Ball. 2: Mi dica, generale…riguardo tutti questi combattimenti…
Vign. 5:
Ball. 1: Ahimè… I combattimenti!... Deve trovarlo triste. In ogni modo, il cane non combatte per soggiogare… Combatte per porre fine all’istinto naturale del nemico!
Vign. 6:
Ball. 1: In principio combattevamo contro tutti… Volpi, orsi, lupi! Ora, siamo alleati. Vede, è possibile sostituire la cooperazione al posto della paura e dell’odio!
Ball. 2: Forse può funzionare anche con i felini. Ma coi roditori, Io… io…
Vign. 7:
Dida.: Quella specie animale era differente e lui lo sapeva. Non solo crudele e perversa ma anche eccessivamente intelligente! Erano loro i grandi rivali. Alla fine, sarebbe stato il roditore contro l’intero regno animale!
Ball. 1: Sì. Saranno loro… o noi! Poi ci sarà pace per sempre.
Ball. 2: Penso che dovrei favorire la vittoria della vostra parte, generale!



Vign. 1:
Dida.: Intendevo proprio quello. La Terra sarebbe stata in buone mani con una vittoria della sua parte! Chiesi al generale di chiamare il capo dei suoi scienziati…
Ball. 1: Esatto! Voglio il direttore del dipartimento di fisica! Gli dica che il generale vorrebbe vederlo qui quanto prima!
Vig. 2:
Dida.: In presenza del generale e del suo principale esperto di fisica, scrissi quanto dovevo su un pezzo di carta.
Ball. 1: Qui ci sono la formula di base e la descrizione del processo… Ora tocca a voi!
Vign. 3:
Ball. 1: Non so se faccio bene a farlo! Vi lascio una pericolosa eredità e l’ultima testimonianza dell’uomo della sua fede in voi!
Vign. 4:
Ball. 1: E ora, darò un’ultima occhiata a questo mondo tramutato in un campo di battaglia e spero che voi non-umani svolgiate un lavoro migliore dell’uomo.
Vig. 5:
Dida.: Diedi il mio addio al generale e ai suoi colleghi. E lui si premurò che fossi ricondotto al luogo in cui ero apparso per la prima volta. Poi, rispettando il nostro accordo, fui lasciato da solo. Trassi fuori la macchina del tempo…
Ball. 1: Bene, torniamo al passato, Drake. Il tuo posto è tra gli uomini… anche se stanno per estinguersi!
Vign. 6:
Dida.: Entrai e presi posto ancora una volta davanti ai controlli…
Ball. 1: Mi chiedo se un altro uomo avrebbe dato loro la bomba atomica…
Vign. 7:
Ball. 1: Penso di sì! E’ meglio che il mondo vada ai cani che a una nidiata di astuti ratti!
Dida.: Lasciai che mi si disegnasse sul volto un sottile sorriso mentre il flusso temporale mi sospingeva nella mia corsa a capofitto alla conquista del mio destino… FINE.

martedì 1 marzo 2011

Panini diabolica?



Un amico mi racconta...
sta discutendo con il suo fumettaro di fiducia degli orrori di traduzione, lettering, ecc. di Planeta De Agostini, dopo avergli riportato gli ultimi due volumi di Hellblazer (leggi cosa ne dice smoky man qui e qui). Il mio amico sosteneva che il numero e la qualità degli errori è tale da poter ritenere quelle copie fallate. E che sono indice di una estrema superficialità del lavoro redazionale. Per questa ragione, le restituiva. Il fumettaro, persona di fiducia ed estremamente trasparente, ha accolto le copie e restituito i soldi. Concordando in linea generale col punto di vista del mio amico.

Poi il mio amico dice, hai mai visto errori simili nelle produzioni Panini Comics, quello che rappresenta a tutti gli effetti il principale concorrente di Planeta? Il paragone è corretto. Panini ha dimostrato in molti anni di lavoro un'attenzione a questo tipo di errori adeguata alla professionalità. Raro, rarissimo trovare fumetti con errori di ortografia, per non parlare di baloon in altre lingue o altre amenità.
Il fumettaro del mio amico però si accende. Panini Comics è il male, dice. Non farà quel livello di errori, dice, ma ha abituato negli anni i lettori a leggere le cose più brutte e confezionate nei modi peggiori. Per fare un esempio al mio amico, prende uno degli ultimi fumetti dei Vendicatori, con copertine a tre o quattro ante ripiegate, per fargli vedere come le pagine siano più grandi della copertina, che ripiegata non arriva a coprirle totalmente. Sì, pensa il mio amico, un lavoro davvero brutto. Un lavoro che Panini ha sempre fatto in quel modo. Necessità produttive, dice al fumettaro. Inaccettabili, risponde il fumettaro. Per non parlare, prosegue, della qualità dei manga che pubblica e della qualità di altre produzioni, come per esempio i 100%, a partire dai volumi francesi rimpiccioliti.

Si può concordare, eppure il paragone con Planeta non regge. Planeta pubblica un lavoro pieno di errori. Il lettore, consapevolmente, compra un prodotto e quando lo legge lo trova diverso da come dovrebbe essere. Fallato. Panini segue una linea editoriale, discutibile, ma prodotta con professionalità. Quello che vedi e ti aspetti osservando il prodotto all'acquisto, è quello che troverai leggendolo. Piuttosto, sta al lettore non acquistare un prodotto che non gli piace.
Il fumettaro però ribadisce, Panini è il male. Per colpa sua, i lettori si sono abituati a tutto.

Mi chiedo, tenendo ben saldo il rispetto che ho per la libertà di scelta dei lettori, della responsabilità all'acquisto che tutti abbiamo, da dove nasce questa percezione di un addetto ai lavori?
Il problema è legato all'insofferenza di doversi riempire il negozio di prodotti che non apprezza, a scapito di altri che lui valuterebbe più importanti, interessanti, perché in definitiva sono quelli che il lettore cerca? Oppure, esiste davvero un meccanismo di diseducazione al ribasso?

Harry

mercoledì 16 febbraio 2011

E nel mondo delle librerie per ragazzi...

saul steinberg


C'è una libreria per ragazzi vicino a dove abito gestita da due donne intelligenti, competenti e determinate. Due volte all'anno espongono sui loro tavoli una selezione personale delle ultime uscite, per un'intera settimana. I clienti possono andarle a trovare, nel loro negozio, e sfogliare tutte le novità esposte. Quei libri non si possono comprare. Ma si possono prenotare. La distribuzione funziona bene. Nel giro di pochi giorni è possibile avere la propria copia.
Le libraie, quelle due donne intelligenti, operano delle scelte importanti e stimolanti. Che si aprono alla curiosità di tanti lettori. In quella libreria vado sempre con gioia.

Harry

martedì 8 febbraio 2011

Il vecchio che avanza

 disegno di fletcher hanks

Si leggono in giro le notizie più strane.
Si dice che più di un editore voglia proporre materiale datato, libero da diritti. Non è un prodotto semplice da vendere, oggi come oggi. Ha un potenziale di interesse per il lettore piuttosto basso, per almeno due ragioni: essendo libero da diritti e reperibile abbastanza facilmente in rete, chiunque può procurarselo senza spendere soldi; il materiale è davvero datato e, in alcuni casi, ha risentito mortalmente del tempo trascorso.
Ora, se hai questo proposito, devi confezionarlo in modo da riuscire a renderlo un prodotto unico, accattivante, un pezzo da collezione.
Un esempio riuscito? Guarda il lavoro fatto da Paul Karasik con l'opera ritrovata di quello strano fumettista che è stato Fletcher Hanks. La pubblicazione di Karasik per Fantagraphics ha vinto anche alcuni premi negli States, sia per l'importanza del ritrovamento storico, sia per la qualità dell'edizione. Ebbene, Karasik è riuscito a fare due libri in perfetto equilibrio tra cura filologica e prodotto pop, valorizzando al massimo quel materiale.

In Italia, invece, sembra si voglia valorizzarlo (?!) con fotocopia tradotta a fronte e prezzi di copertina non certo ridotti. Questo non è un giudizio preventivo, ma un suggerimento. Ripensarci è possibile. Pena un clamoroso buco nell'acqua.

Harry

martedì 25 gennaio 2011

Cose che non cambiano

 hellblazer, pandemonium - disegni di jock, sceneggiatura di jamie delano


Parliamo di Hellblazer, Pandemonium. Ti invito a riflettere.
Pandemonium è una miniserie illustrata da Jock e scritta dal mai dimenticato Jamie Delano, autore dallo stile crudo e lirico al contempo, mistico e politico. Delano è colui che scrisse le prime, seminali storie della serie regolare di Hellblazer, quello che diede per primo forma al personaggio dopo Alan Moore. John Constantine, nell’immaginario dei lettori, è tanto di Moore quanto di Delano.
Ebbene, con Pandemonium, dopo decenni, Delano torna a scrivere il suo personaggio.
Come spesso accade, in Italia, per il materiale DC/Vertigo, hai di fronte due scelte: lo leggi in lingua originale, sereno e tranquillo; sfidi la sorte e compri la versione in italiano della Planeta De Agostini.
Fino a poco tempo fa non mi sarei neppure posto il dubbio. Leggerlo in lingua originale era la scelta obbligata. Troppo sciatta e inadeguata la cura editoriale. Il cambio del dollaro permette spesso anche di risparmiarci qualche soldo. Capita tuttavia che mi ritrovi in mano il volume in italiano e che mi metta a pensare: Planeta ha cambiato service (da Magic Press a Bao Publishing), e potrebbero essere cambiate anche traduzioni e cura editoriale. Foschini lo ha promesso, sostenendo che non sarebbe stato difficile segnare una svolta positiva. La posta era, è alta. Noto con gioia, tra l’altro, che la traduzione è curata dall’amico smoky man e da Daniele Tomasi. Qualità? Niente da fare.

Cose che non cambiano:
Jamie Delano racconta una storia che funziona. Senza novità, ma con la sua solita prosa evocativa, cruda, e con una presa di posizione sulla guerra in Iraq e le sue nefandezze che mi piace. È sempre lui. Lo ritrovo più cinico, meno immaginifico, ma tagliente. Bene.
I disegni di Jock sono quel misto così di moda tra fotorealismo e impressionismo fatto di retini photoshop, filtri, colori e china che riescono a impressionare quanto vorrebbero solo a tratti. Ma Jock sa raccontare. E il gusto non gli manca.

Cose che non cambiano:
La confezione Planeta, cartonato con carta lucida, a un prezzo più che accessibile, è ancora oggi tra le migliori in circolazione. La storia lo merita? Sì, diciamo che per questa volta il gioco può valer la pena.

Cose che non cambiano:
Il testo è pieno di terrificanti refusi. Errori di calligrafia, parole dimenticate tra una frase e l’altra (due verbi uno accanto all’altro, due parole simili, ecc. a indicare un lavoro di traduzione non limato), a capo sbagliati, parole attaccate tra loro e così via. Non li ho contati. E non ho né tempo né voglia di tornare in quella merda per postarli uno per uno nel blog. Ma sono numerosi. Continuo a pensare come accoglierebbe un qualunque lettore un romanzo con tutti quegli orrori. Inaccettabile.

Cose che non cambiano:
Il nuovo processo di lavoro non funziona. Ancora. È evidente che non solo il lavoro finale dei traduttori era sporco (le doppie parole ci possono essere solo perché scritte dai traduttori, nel work in progress, e non ripuliti a dovere), ma il lavoro di revisione è stato pessimo, se c’è stato. Il processo continua ad avere falle enormi. Tanto più che la prosa di Delano avrebbe richiesto una cura e un’attenzione del dettaglio molto diversa. Per certi versi Pandemonium è un lavoro importante, in casa Vertigo. Una cura pessima come questa non sarebbe accettabile a livello amatoriale. Figuriamoci a livello professionale. Il volume l’ho comprato. E lo riporterò al mio negoziante, con richiesta che venga restituito come fallato al distributore.
Le cose non cambiano.

Harry

(ah, nel riprendere il link del blog di smoky man per inserirlo qui, mi accorgo di questo. Per non sbagliare, ti dico che si tratta di un altro volume di Hellblazer, non di Pandemonium. E in casa ho anche quello, da qualche parte. Merda.)

venerdì 7 gennaio 2011

The Newave Manifesto

Prossimamente...

Why do we go on drawing comix when there is no money in the business? We have no choice. Comix are what we do, the way we express ourselves, the way we react to reality. Ideas come and they have to be drawn, reproduced and passed around. It makes little difference if fifty or fifty thousand people read them. Ideas and their expression are the issue, not quantity or quality... Newave is about art, not money.
Clay Geerdes, January 1, 1983

Perchè continuiamo a disegnare comix quando non ci sono soldi nell'editoria specializzata? Non abbiamo alternative. I comix sono quello che facciamo, il modo in cui ci esprimiamo, in cui interpretiamo la realtà. Arrivano le idee e devono essere disegnate, riprodotte fatte circolare. Fa poca differenza se li leggonono cinquanta o cinquanta mila persone. Il punto sono le idee e la loro espressione, non la quantità o la qualità... Newave si occupa di arte, non di soldi.

 (c) XNO

Morto un caporedattore... (Marvel Comics)



Marvel Comics!?
Spero che la morte di (Ultimate) Spider-Man e quella di un membro dei Fantastici Quattro sia il colpo di coda della gestione Quesada.
Ad Axel Alonso chiederei due cose: meno uscite mensili (oggi, francamente, si è alla totale deriva); una pubblicazione in tradepaperback più economica (con meno hardcover utili solo ad alzare il costo del volume).
Nel primo caso, qualche speranza la vedo. Nel secondo, meno. Visto che al trand si sta adeguando anche la DC Comics. Ma ci tornerò su.

Harry

lunedì 27 dicembre 2010

Marchetta



Come puoi vedere nel post precedente, Harrydice… ti ha regalato per le feste il primo capitolo del volume Alta Società di Cerebus. Perché bisogna leggerlo, lo puoi scoprire di là.
Nel riflettere sulle possibilità, Cerebus mi è sembrata una delle pubblicazioni più adatte a questo tipo di dono, per caratteristiche e importanza. Quando ho avanzato la richiesta a Black Velvet la loro risposta è stata immediata ed entusiasta. E li ringrazio, per questo.
Ma qualcuno può dubitare della mia buona fede. Immagino già persone che si chiedono se Harry lavora per l’editore, se ha qualche interesse particolare, o meglio ancora, se quell’articolo è un tentativo per iniziare una collaborazione. Per qualcuno può sembrare strano non ragionare in questi termini. Le dietrologie e le insinuazioni sono il pane della culturetta italiana. E perché Harry dovrebbe sottrarsi da tali meccanismi?
Ma per sgombrare totalmente il campo da qualunque dubbio, ho deciso di alzare la posta. Con questo articolo ti racconto perché Black Velvet è una casa editrice importante e quali pubblicazioni puoi comprare a occhi chiusi. Ho sfogliato il loro catalogo, accorgendomi di aver amato buona parte dei lavori pubblicati finora. Perché non parlartene, quindi? E non far capire da dove nasce la scelta della pubblicazione di Cerebus?
Ma prima una premessa.



Anche Omart Martini e Sergio Rossi, responsabili della casa editrice, hanno recentemente unito le forze con un editore generalista (come Coconino Press, Lizard, ecc.). Da quest’anno, Black Velvet è stata acquistata da Giunti. Questo vuol dire molte cose, ma per prima cosa più soldi e una migliore distribuzione nelle librerie di varia. Se ciò imporrà anche vincoli editoriali a Martini, si potrà valutare solo nel futuro. Certo è che da sempre dietro alle scelte di Martini si può leggere un progetto stratificato e ambizioso. Cito solo tre esempi recenti: la pubblicazione di Cerebus, appunto; l’integrale e cronologica ristampa di Doonesbury e la ristampa dei Mumin. Sono opere che richiedono molte ore di lavoro di redazione, investimenti onerosi (in termini di diritti), una certa esposizione economica e un lungo respiro. Progetti che non vivono dello sforzo di qualche mese o che si chiudono con la pubblicazione di un volume “o la va o la spacca”. Giunti può garantire  a Martini e alle sue scelte maggiore continuità e sostegno. Il resto lo farà il tempo e, spero, un cambio di mentalità ormai necessario: meno provincialismo e più iniziativa promozionale sul territorio. Ma veniamo al catalogo.


 Ho citato Doonesbury e Mumin. Nel catalogo Black Velvet la prima cosa che puoi trovare sono recuperi di opere storiche importanti. C’è la ristampa dei lavori di Gianni De Luca, straordinario e non abbastanza conosciuto autore del Commissario Spada e di altre opere interessantissime. La sua biblioteca è solo all’inizio del cammino, interrotto per il riassetto societario. Attendiamo una ripresa. C’è la ristampa di alcuni lavori giovanili di Paolo Bacilieri, che da soli mostrano l’inconsueto talento visivo dell’autore. C’è poi quel meraviglioso e seminale lavoro de I Professionisti, di Carlos Gimenez, pietra angolare del racconto meta-fumettistico spagnolo. E c’è l’antologica di Antonio Rubino sul Corrierino, che testimonia l’impossibilità genetica di dividere popolare da autoriale nella storia del fumetto.

Venendo all’oggi, Black Velvet ha selezionato alcuni autori fondamentali della scena fumettistica internazionale, per personalità e sintesi. La dolce e apprensiva Jessica Abel, autrice poco prolifica ma importante, che nel tempo ha saputo sviluppare una riflessione sempre più attenta e consapevole delle potenzialità del fumetto. La Perdida è uno dei romanzi autobiografici più interessanti degli ultimi anni, con impennate narrative sorprendenti.
Jason, che coi suoi lavori sta esplorando il fumetto come forma di espressione esistenziale dell’arte e dei rapporti umani. Il primo, commuovente Shhh! e Ehi, aspetta sono lavori intimisti unici, capaci di toccare anche i lettori più cinici. La semplicità del tratto, il potenziale iconico dei personaggi, i ritmi delicati delle sceneggiature, l’apertura dei significati fanno dei lavori di Jason vere boccate di ossigeno per l’intelligenza e la sensibilità di tutti.
E poi l'inarrivabile Thomas Ott. L’autore svizzero è un visionario, inquieto, cinico e implacabile orrorista. L’equilibrio aritmetico delle sceneggiature, sempre costantemente sperimentali e meta-comunicative; l’incalzante ritmo claustrofobico degli snodi narrativi; il gelo del tratto; la follia dei protagonisti sono gli elementi che permettono a Ott di essere uno degli autori più efficaci nel rappresentare le perversioni e l’inquietudine della nostra modernità. Il dolore come destino, la sconfitta come unica risoluzione, la morte come fuga inaccettabile ma, in definitiva, estremo rimedio e consolazione sono alcuni dei suoi temi preferiti.
Di questi tre autori, puoi chiudere gli occhi e pescare al buio un volume a caso. Non si sbaglia.

Martini e Rossi negli anni hanno pubblicato inoltre una serie di opere che potremmo definire, oggi, dei classici moderni, a conferma dell’intelligenza delle scelte, che puntano da sempre su opere non volatili, ma rappresentative e solide. L’opera prima di Craig Thompson, Addio Chunky Rice è forse la meno significativa (anche se mantiene ancora oggi una freschezza e una leggerezza che non si ritrovano nel più celebre Blankets). Ma non puoi dire di conoscere il fumetto se non hai letto Breakfast After Noon di Andi Watson (cosa ci vuoi fare, ho un debole per il suo sguardo leggero e melodrammatico); Hicksville di Dylan Horrocks (un’apologia del fumetto divertente e densissima); Giara di stolti di Jason Lutes (una delle opere prime più riuscite del fumetto statunitense, la rivelazione di un talento unico); Non mi sei mai piaciuto di Chester Brown (non la sua opera più importante, forse, ma probabilmente la più emozionante finora).


Non posso dire di apprezzare invece tutte le produzioni italiane di Black Velvet, che pure sono una parte importante del catalogo. Tuttavia, Quando tutto diventò blu di Baronciani ha più pregi che difetti, Il Viaggiatore Distante è la prova più convincente finora di Otto Gabos, Coltrane di Paolo Parisi è musicale e diretta, uno sguardo vivo su un mostro sacro del jazz. E forse dimentico qualcosa.

Quelle citate, vedi, sono basi solide per qualunque catalogo. Sono fiori in un giardino. Ma sono solo un punto di partenza su cui costruire. È strano a dirsi, forse, trattandosi di una casa editrice che pubblica fumetti da più di un decennio. Ma volenti o nolenti Martini e Rossi si sono mossi in una direzione che costringe a guardare avanti, a investire per il futuro, a lavorare per ampliare il bacino dei lettori. E, seguendo una vocazione che le appartiene da sempre, travalicare la barriera che divide gli appassionati di fumetti dai lettori generalisti. Lo impongono i progetti di ampio respiro già avviati, Cerebus e Doonesbury su tutti. Lavori dai quali non è possibile aspettarsi solo risultati immediati. Lavori che richiedono, come già detto, di muoversi trasversalmente e in modo più convincente sul piano promozionale e divulgativo. Lo impone il connubio con Giunti, la quale dovrebbe partire da un presupposto: decidere quali opere del catalogo sono da mantenere costantemente reperibili, distribuendole in modo sistematico, ristampando in modo puntuale quelle che si ritiene debbano essere sempre a disposizione dei lettori. E non dimenticare la sinergia con le fumetterie, che per quanto muovano numeri relativamente piccoli di venduto, favoriscono una fidelizzazione impossibile nelle librerie di varia. Non rinforzare anche solo uno dei tasselli attualmente a disposizione sarebbe un grosso errore. 

Harry

giovedì 23 dicembre 2010

Un pezzo di Alta Società, il regalo di Harry per te



Molti conoscono Cerebus di Dave Sim. In pochi l’hanno letto, davvero, negli States.
Figuriamoci in Italia.
Cerebus è un fumetto da intellettuali, una di quelle strano opere che ti passano accanto in molti discorsi ma sfuggono, perché non facilmente catalogabili
e perché, in sostanza, per lo più sconosciuto.
Sim è un pioniere dell’autoproduzione. Dell’autodeterminazione. Dell’autocelebrazione. Dell’autoreferenzialità. L’uomo da una sola, monumentale opera. Anche se oggi pubblica un nuovo lavoro, Glamourpuss,  che mi dicono essere totalmente fuori dai canoni. Sim è un uomo recluso, ma che non perderà mai il suo riconoscimento, sebbene in pochi abbiano il piacere di averlo tra i propri amici e pochi lo vorrebbero davvero.
Cerebus come Sim, Sim come Cerebus. Animali di razza strana, fuori dal coro, arrabbiati e determinati. Anti-istituzionali.


Se vuoi avvicinarli, Sim e Cerebus, oggi puoi andare in libreria e chiedere l’edizione italiana della Black Velvet-Giunti del primo capitolo (che è il secondo, ma di questo non ti dico, informati da solo) della lunghissima saga dell’oritteropo più famoso al mondo. Un’edizione cartonata, stampata su ottima carta. Meglio dei volumi in lingua originale. E con una traduzione rigorosa. Una traduzione che è sfida nella sfida. La conosci la storia delle traduzioni estere di Cerebus? È un’altra di quelle cose che sanno tutti. Uno dei miti del fumetto statunitense.
La faccio breve. Ma per capire davvero, devi leggere Cerebus, sul serio. Non per sentito dire. Ecco la storia.

Cerebus è un esperimento espressivo come pochi nel mondo su carta stampata. Non tutto quello che ci trovi dentro ti piacerà. Non tutto è utile alla narrazione, o necessario allo sviluppo. Ma siamo nell’avanguardia. Un pioniere, ricordi? Un’avanguardia non psichedelica, non decostruita, non underground. In questo strano mondo di illusioni, dove Sim e Cerebus sono soli contro il mondo (l’editoria, le donne, la Chiesa, lo Stato, …) l'unica cosa che conta è la sperimentazione,  è spingere più in là i limiti del fumetto, in equilibrio tra apertura e chiusura.
Ecco, in quell’illusione, che ha piena consapevolezza del Fumetto, e che vive dei codici e della loro ri-definizione, Sim si è convinto per anni che Cerebus fosse intraducibile in lingue estere. Un processo creativo al di fuori del suo totale controllo, quindi ineseguibile. Risultato? Per anni Sim non diede il permesso ad alcun editore straniero di pubblicare il suo lavoro in altra lingua.


Fino a poco tempo fa. Cosa sia successo dopo, non mi è dato sapere. Colpito dalla crisi finanziaria Sim potrebbe avere oggi un disperato bisogno di soldi? O potrebbe aver semplicemente cambiato idea, complice la convincente proposta dell’editore? Il mondo cambia giorno dopo giorno, in fondo,  no? Si dice che solo i pazzi siano coerenti fino alla morte e non cambino mai idea. E in effetti, in molti hanno pensato a Sim come a un folle. Ma c’è sempre speranza.

Alta Società è un’esibizione di intelligenza, forza e conoscenza delle umane sfortune. È un panphlet politico sul potere e il parossismo che genera. Potrai riconoscerti, potrai osservarvi i meccanismi che muovono il mondo. Riderai e ti arrabbierai. Ma soprattutto, ti accorgerai di entrare in un mondo creativo più grande di te, più grande di quanto ti sia mai capitato di frequentare prima, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti; ché l’enormità non sempre è un punto di forza. Ma in questo caso è un atto di coraggio e il risultato di un processo creativo durato decine di anni. E ricorda: per i motivi che ti ho spiegato l’edizione italiana di Cerebus è uno dei più importanti eventi editoriali del fumetto europeo del decennio; vuoi non esserne parte?

A questo punto, ti ho dato alcune ragioni per leggere davvero Cerebus. Ma credo che anche tu troverai le tue. Non ti sei ancora convinto?
Allora inizia da qui, dal leggere online tutto il primo capitolo di Alta Socità, gentilmente offerto in esclusiva da Black Velvet per il blog di Harry.
È il mio regalo di Natale per te. Non siamo soli in questo universo. 
Buone feste!
(Con un grazie sentito a Omar Martini e Claudio Calia, che hanno accolto la mia proposta)

Harry

sabato 20 novembre 2010

Dopo la pioggia...



... ancora pioggia.
Cosa resta di Lucca Comics 2010?
Vite da autori squattrinati e non rappresentati a parte, quali le pubblicazioni davvero significative? Quali gli incontri? Quali le idee?
Io non c'ero, ma in rete finora non ho letto nulla di davvero interessante, da questo punto di vista. Chi mi aiuta?

Harry

venerdì 12 novembre 2010

La porta della BD

 (c) di walter chendi, vignetta da la porta di sion

Il giorno dopo la conclusione della manifestazione, ho appreso direttamente da Walter Chendi la notizia della vittoria del premio come miglior storia lunga a Lucca Comics del suo La Porta di Sion. Ne sono felice, e le ragioni le puoi leggere e vedere da te qui.
La Porta di Sion è un fumetto che mi ero perso. Un lavoro atipico e folgorante pubblicato dalle Edizioni BD. Pieno merito quindi a Schiavone e alla sua casa editrice per aver creduto nel lavoro di Chendi.

Eppure, eppure mi chiedo quale lavoro di diffusione di questo fumetto abbia fatto l'editore. Vedi, il lavoro di Chendi, a mio avviso (ma potrei sbagliare), si distanzia dalla maggior parte delle altre pubblicazioni BD, che mi sembrano più legate a una ricerca di genere. E non mi riferisco in alcun modo a un giudizio di merito, bensì al tema assai importante del tipo di prodotto editoriale.
La decisione benemerita di Schiavone di pubblicare La Porta di Sion potrebbe risultare difficile da inquadrare per chi segue le pubblicazioni della sua casa editrice. Per questa ragione, credo, potrebbe essere importante e decisivo marcare meglio il senso di questo volume, farne comprendere meglio ai possibili lettori, ai giornalisti, agli addetti ai lavori il perché e il valore intrinseco del fumetto.
Lo dico perché mi sembra che questo passaggio sia mancato. E per me, che mi ero perso questo fumetto, e non mi reputo un lettore distratto, è un vero peccato.

L’identità di una casa editrice è importante. E differenziare è utile se si sa valorizzare.
Un fumetto come l’ultimo di Manuele Fior, per fare un esempio diverso, me lo aspetto e lo attendo da Coconino Press per quello che è, in relazione alle caratteristiche della casa editrice, a come si è connotata negli anni. Sarebbe difficile perderselo, o non notarlo, o non capirlo per quello che è sulla base delle anteprime e delle presentazioni. Un fumetto come La Porta di Sion in casa BD è più difficile da capire, da inquadrare e da valorizzare.
Spero che il successo lucchese non si limiti quindi a una fascetta sui volumi non ancora distribuiti, ma che sia da stimolo per qualcosa di più. In una sana, intensa, chiara promozione sul territorio, nei luoghi (anche istituzionali, perché no) dove questo prodotto potrebbe e dovrebbe arrivare. 
La Porta di Sion è una storia che fa bene al fumetto.

Harry

mercoledì 27 ottobre 2010

Il lungo addio alle fumetterie? (-1)



Un pensiero mi ronza in testa.
E se la convergenza editoriale dei piccoli editori specializzati in fumetti all'interno di gruppi editoriali generalisti facesse morire le fumetterie, nel tempo?
Se l'imbuto dei meccanismi editoriali che caratterizzano il settore specilistico portasse alla deriva definitiva degli editori verso il mondo ampio, difficile, ma più aperto della varia? Se ciò stesse già avvenendo ora? A discapito della distribuzione nelle fumetterie?

Quale rimarrebbe il valore aggiunto delle fumetterie?
Quale interesse rappresenterebbero per quei gruppi editoriali?

(tornarci su...)

Harry

martedì 12 ottobre 2010

Premio coraggio?



Treviso Comic Book Festival, Premio Boscarato 2010, 26 settembre 2010.

Migliore realtà editoriale dell’anno:
Coniglio Editore.

In un mondo migliore sarebbe corretto. Mi chiedo, è necessario realizzare quasi solo prodotti in perdita e dalla dubbia tenuta nel tempo per vincere il premio?

Straordinaria poi la capacità distributiva dei premi tra le case editrici. Quasi nessuna sovrapposizione. Segno che l'impegno della giuria c'è stato (!) o segno di una vitalità (di nicchia) del mercato dei fumetti (stavo scrivendo "del mercato a fumetti")?

Nessuna polemica, ahimé. Una concreta riflessione.
(non so se è possibile leggere da qualche parte le motivazioni delle scelte)

Harry

lunedì 27 settembre 2010

A colori ma invisibile



Ora è noto, Bone One Volume Edition uscirà per Bao Publishing.
A questo punto, ti chiedo, chi pubblicherà in Italia Rasl sempre di Jeff Smith?
Bone One Volume Edition è l'edizione definitiva per "adulti" del capolavoro in bianco e nero di Jeff Smith. In Usa, un volume come quello, di più di 1000 pagine, è stato ed è un vero successo commerciale, senza se e senza ma.

Poi ad Art Spiegelman viene un'idea: Bone a colori, perfetto per la sua "leggerezza", perfetto per i bambini. Smith cura la nuova edizione, che ha un nuovo target: i ragazzini. Alcuni dialoghi sono alleggeriti per l'occasione, ed ecco che l'opera di Smith ha una nuova incarnazione di successo (e siamo a tre, quattro se contiamo anche l'albetto originale con cui vide la luce la prima volta!).

In Italia, Bone è sfortunato. Tante edizioni interrotte della versione in b/n, conclusa da Panini Comics dopo troppi anni dal primo albetto, e poi la ripresa dall'inizio, con la versione a colori. Diverso target? Nuovi obiettivi di vendita? Librerie per ragazzi? Librerie di varia? No.
La distribuzione nella varia della Panini non è gran cosa. Panini non spende un euro per promuovere quel gioello dal potenziale enorme, e i ragazzini italiani Bone non se lo annusano neppure da lontano. Resta confinato nella trincea del mercato che Panini conosce meglio, per i soliti appassionati.

Sarebbe così strano se Smith, leggendo i dati di vendita della sua creatura, pensasse a un altro editore?
Oppure, sarebbe così strano se Panini Comics, vedendo i risultati commerciali che (non) riesce a portare a casa con Bone, non volesse investire più di tanto e di nuovo con Smith? In particolare per due prodotti molto più complessi per il mercato italiano: un lavoro autoriale straordinario e indecifrabile come Rasl, un librone come la One Volume Edition di Bone che, così come stanno le cose, compreremmo solo io e un gruppo di amici appassionati (se non l'avessimo già in lingua inglese).
Qualcosa non funziona. Di nuovo. 

Harry


Tutti i testi di questo blog sono (c) di Harry Naybors, salvo dove diversamente indicato.
Puoi diffonderli a tuo piacere ma esplicitando sempre l'autore e/o la fonte.

La versione a fumetti di Harry è (c) di Daniel Clowes.