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sabato 3 settembre 2011

Dacci dentro, Baru!




Toni da commedia per scenari tragici di immigrazione e delinquenza quotidiana.
Colpisce la sintesi e l’essenzialità dell’ultimo Baru.
L’implicito di quanto narrato è talmente vasto che rischia di rimanere sommerso.
Ogni segno è talmente carico di significati!
Pompa i bassi, Bruno! (Coconino Press) come titolo della storia, una frase detta e passata come un grido qualunque all'interno di una vicenda complessa,  a rappresentare il movimento della vita.

Ciò detto, non la migliore storia di Baru. Ma non sottovalutarla.

Harry

giovedì 2 dicembre 2010

Giornalismo


In un fiume di attualità, italiana, europea, mondiale... dove arriva la sensazione nausente dell'impossibilità di conoscere, comprendere e capire cosa ci accade intorno. In un mare di merda che copre quello che non si ha il coraggio di mostrare, nemmeno di fronte alle parole coperte della diplomazia, che scoperta, si rivela incauta. In un susseguirsi di interruzioni politiche, dettate dall'ambivalenza di voler strappare voti e consensi e, contemporaneamenti, di non volere autentica partecipazione...
In tutto questo, escono molti fumetti, pochi dei quali ci ricordano come funziona il potere, il giornalismo, il ricatto.
Per fortuna ci sono piccole luci, abbaglianti, come le storie di Baru.
E non servono mari di parole, o lunghi preamboli, o figure retoriche. Basta un'incredibile sensibilità e un'inarrivabile sintesi artistica, per raccontare una storia che ti esplode in faccia.
Boom!
Altro che la retorica dei lunedì sera televisivi.

Poi tutto resta come prima. Solo più chiaro.
Non c'è molto altro da aggiungere. Osserva solo con attenzione queste tavole.

Harry










povere nullità è pubblicato in italia da coconino press/fandango
tutti le tavole sono (c) di baru

venerdì 5 novembre 2010

Letture sul cesso



Il ritorno del lettore qualunqu(ista)e...

Harry


Lo sai, mi distraggo e leggo fumetti per distrazione.
Non la conosco la storia del fumetto. Conosco le storie che leggo. Le ricordo, non le perdo.
Ho un amico che di storia del fumetto e di aneddoti ne racconta spesso, ama ricordare i tempi in cui la sua voracità ha preso forma. La sua casa è una tana di carta che farebbe la gioia di qualunque lettore qualunqu(ista)e un po’ curioso.
Io sono curioso.
E mi capita di andare al cesso ovunque. Non ho timori di sporcare, o timidezze riguardo ai miei odori intestinali. Al gabinetto, quando esco, tirata l’acqua, penso sempre ti lascio il mio posto perché tutto va avanti. 
La casa del mio amico è grande, su tre, quattro, cinque livelli, non so dire. Il bagno al piano terra, prima territorio dei gatti, è diventato un luogo ameno, accogliente, da quando il mio amico è diventato padre e chioccia. In bagno, accanto alla carta igienica, si può trovare sempre una selezione degli ultimi fumetti usciti. Una
selezione casuale, direi, una selezione naturale e umorale, variegata, non per forza stimolante, non vacua, non etero e non omo.
 

Mi siedo comodo, il vociare lontano degli amici raccolti in taverna. Un leggero dolore alla pancia. Pesco un fumetto a caso, Weathercraft. Guardo la copertina, non scatta nulla. Anonima, piccola, di un colore rosso morto, per nulla curiosa, per nulla accogliente. Guardo quella copertina di un cartonato leggero e ruvido e penso copertina del cazzo.
Apro il fumetto e inizio a leggere. Prima ondata, scorro l’acqua. Continuo a leggere.
Trasformazioni. Jim Woodring? Non squilla nulla, nella mia memoria. In edicola non esce, questo signore. Di quali spazi vive?
Il suo disegno è una continua metamorfosi, e il mio occhio segue lo scorrere delle linee. Non mi rendo conto di osservare l’evoluzione di una storia. Non mi rendo conto di partecipare a una narrazione. Mi sento sporco. Faccio scorrere. Woodring mi sporca. Sono china e sono parassiti. Sono selvaggio e nudo. Sono sporco. Faccio scorrere. Sono malato. Sono diverso.
Sono solo.
Solo, antico ed eterno.
Solo, indifeso e disperato.
In balia degli eventi. Di riti antichi quanto il mondo. Prima del mondo. Quando la polvere, il fuoco, i gas, gli odori, i suoni… erano dolorosi. Disordinati.
A questo pensiero mi fermo.
Risate degli amici da dietro la porta. Solitudine e non appartenenza.
Chiudo il volume a metà. Copertina di merda. Formato di merda. Di quelli che ne sviliscono il contenuto. Avete uno scrigno pericoloso, e lo tenete nascosto. Ma forse vi capisco, è necessario, signori Coconino. Quelle pagine devono appartenere a pochi. Ricordarci di cosa siamo fatti, dei nostri liquidi e delle nostre scorie, delle nostre paure e debolezze… non siamo pronti. Tutto, intorno, ci chiede di dimenticarcene. Di idolatrare la perfezione.
Mi pulisco. Lavo le mani. Guardo il mio viso nello specchio. Rughe sottili. Ciglia disordinate. Piccoli buchi nella pelle. La fronte lucida di sudore. Un brufolo. Qualche vena rossa negli occhi. Le orecchie a piega di elefante. Nei.
Penso devo tornare dai miei amici. Penso non ho tempo di terminare il volume.
Scappo dal bagno, dalla storia, dalla sporcizia.
Per non ritornarci mai più. In edicola Woodring non si vende.
 








 

tutti i disegni sono (c) di jim woodring. 
in italia weathercraft è pubblicato da coconino press/fandango

lunedì 18 ottobre 2010

Barbatrucco





Ho conosciuto Yeti a circa sei, sette anni. Si chiamava Barbapapà e nasceva dalla terra. Era un gioco creativo divertente e dolce, che mostrava una perizia grafica del racconto immaginario davvero particolare.
L'ho ritrovato da adulto, nei disegni di Alessandro Tota, in un libro che non funziona come si vorrebbe. Perché se della dolcezza e ingenuità di barbapapà Tota utilizza solo alcuni temi grafici e ornamentali, è nella capacità evocativa che si esaurisce l'efficacia del racconto.

Uscendo dal riferimento grafico più evidente e lasciando i barbapapà a mio figlio, ammetto che Yeti (Coconino Press), a fronte di molti apprezzamenti della critica, è stato per me una vera delusione.

Il protagonista muto, pagina dopo pagina, non supera l'effetto zuccherino del Tenerone di Gianfranco D'Angelo, per colpa di una storia condotta in modo banale, senza vette e senza aggiungere nulla a un quotidiano e sterile qualunquismo nazional-popolare.

Strano, ma comprensibile, vista l'esperienza di emigrato in Francia dell'autore, che non si riesca a recuperare il senso di una globalità culturale che sempre più ci appartiene, pur con poca consapevolezza.
Riconosco in Tota talento e intelligenza. Ma Yeti non mostra il cuore, non mostra profondità, solo un senso di isolamento intellettuale che neppure i quadretti più ornamentali riescono a edificare, perché derivativi e obbligati.
Si avanza verso un prevedibile finale con un ritmo costante, ripiegato su protagonisti poco interessanti e meccanici.

Ma Yeti è qualcosa di più, perché pur non avendolo assolutamente apprezzato, ne colgo il fascino per molte persone. In questo, trovo un'ambivalenza che prima ancora che narrativa è probabilmente culturale e sociale. Se dovessi usare una definizione, lo direi conformista dell'anticonformismo.
Ma non confondere la mia durezza per disprezzo. Tota ha davanti a sé un buon futuro da autore di fumetti, se saprà approfondire di più il suo linguaggio e la sua voce.

Harry


Tutti i testi di questo blog sono (c) di Harry Naybors, salvo dove diversamente indicato.
Puoi diffonderli a tuo piacere ma esplicitando sempre l'autore e/o la fonte.

La versione a fumetti di Harry è (c) di Daniel Clowes.