
A metà luglio, sul suo blog, Steve Rude ha comunicato ai suoi lettori che si sarebbe preso del tempo, soprattutto per dipingere, e che avrebbe rallentato se non interrotto le sue produzioni a fumetti.

Oggi si ferma. Oltre ai suoi interessi artistici (la pittura, come detto, dipingere la natura dal vivo) Steve ammette anche le difficoltà economiche della casa editrice, in un periodo in cui essere piccoli e auto-prodursi non è certo facile. Ma sembra attribuire buona parte della sua decisione anche al fatto di non riuscire più a divertirsi con il fumetto popolare di questi anni. Il mondo che lo ha sedotto da piccolo e che lo ha convinto a essere un professionista è cambiato: storie troppo “adulte”, dure, oscure, violente. Una china secondo lui avviatasi negli anni ’90 e non più interrotta.
Il punto di vista di Rude è significativo per almeno due ragioni. Innanzitutto perché descrive perfettamente il disagio di chi non ha saputo o voluto modificare il proprio rapporto con un’idea di fumetto popolare che non esiste (quasi) più, neppure da autore. E ciò lo si riscontra nei suoi lavori, esteticamente affascinanti, eleganti, chiari, ma al contempo statici, ripetitivi. The Moth è un omaggio, prima ancora che un lavoro originale. E gli omaggi, a mio parere, raramente sono opere riuscite. Sono efficaci nel giocare con i ricordi, ma quasi mai sanno essere solida opera autonoma.

Non so dire dove stia il punto. Capisco la posizione di un autore che si sente nel tempo e nel posto sbagliato. E capisco la sensazione di profonda stagnazione dei comics in questi ultimi anni (con alcune punte di interessante eccellenza, e troppi bassi).
Ma comprendo soprattutto perché Steve Rude non è mai riuscito, finora, a esprimere al meglio il proprio potenziale di straordinario artista.
Harry.

tutti i disegni sono (c) di Steve Rude
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