Leggo in parallelo due fumetti: Fragola e cioccolato di Aurelia Aurita e il secondo volume di Hanzo, la via dell’assassino di Kazuo Koike e Goseki Kojima.
Apparentemente non hanno nulla in comune. Il primo uno “sfogo” appassionato sul rapporto affettivo e amoroso dell’autrice con un noto autore di fumetti francese, Frederic Boilet (lui, francese di nascita, viveva in Giappone, lei giapponese di origini, viveva in Francia. Da far girare la testa, solo il cielo sa come si sono incontrati!), ricco di particolari sessuali esposti con ironia e dolcezza. Il secondo un racconto di ampio respiro, ambientato all’epoca del Giappone Feudale, arricchito da riferimenti storici, filosofia zen, scontri all’ultimo sangue. Nella mia mente li unisce un filo rosso sul quale torno a riflettere: il rapporto con la proprio sessualità nel periodo della crescita, in quella fase che separa (o collega) l’adolescenza all’età adulta.
Apparentemente non hanno nulla in comune. Il primo uno “sfogo” appassionato sul rapporto affettivo e amoroso dell’autrice con un noto autore di fumetti francese, Frederic Boilet (lui, francese di nascita, viveva in Giappone, lei giapponese di origini, viveva in Francia. Da far girare la testa, solo il cielo sa come si sono incontrati!), ricco di particolari sessuali esposti con ironia e dolcezza. Il secondo un racconto di ampio respiro, ambientato all’epoca del Giappone Feudale, arricchito da riferimenti storici, filosofia zen, scontri all’ultimo sangue. Nella mia mente li unisce un filo rosso sul quale torno a riflettere: il rapporto con la proprio sessualità nel periodo della crescita, in quella fase che separa (o collega) l’adolescenza all’età adulta.

In uno dei momenti più efficaci del secondo volume, per ragioni che non spiego Ieyasu chiede a Hanzo di scoprire le modalità con le quali un altro giovane del palazzo si dà all’amore, compresi tutti i particolari del caso: posizioni e dimensioni del pene. Le risposte non piaceranno molto ai due protagonisti, nella loro rivelazione e nel loro non detto (le dimensioni di un cavallo, a proposito del pene).

Detto che la fragola e il cioccolato del titolo stanno per, in ordine, mestruazioni e feci, è facile comprendere quale sia il livello di “rischio” nel quale l’autrice può incorrere. La sua abilità, in questo senso, sta nella capacità di ricordare e rappresentare la propria sessualità con dolce ingenuità, con un pizzico malcelato di orgoglio ed esibizionismo, con molto affetto (il punto debole è l’autocompiacimento, l’eccessiva frammentarietà delle storie, un vago condizionamento maschilista di ritorno che appare in alcune scelte o sensazioni dell’autrice).
Se Hanzo, per le sue caratteristiche e per gli anni in cui è stato scritto (metà anni ’80) rappresenta senza dubbio una forma nuova, originale e potente, Fragola e cioccolato è un prodotto per certi versi tipico di questo tempo, esemplificativo di una cultura abituata, via internet e non solo, all’auto-esposizione e a un’innocente esibizionismo senza censure, alla velocità di lettura e all’assenza di approfondimento. Ma ha anch’esso elementi originali e rari. Innanzitutto perché a narrare è una donna, forse, una donna che racconta per le donne, prima che per gli uomini, una scelta che è di per sé anti-pornografica, per certi versi. In secondo luogo perché la leggerezza a tratti superficiale e ingenua dell’autrice è il meccanismo con il quale le riesce di interpretare e condividere quell’infinita affettività che sente muoverle il cuore e gli appetiti.
Dall’accostamento emerge un confronto tra sessualità in epoche diverse che non è certo banale, né facile. Fragola e cioccolato è pura libertà e abbandono, è incontro casuale e fortuito (e fortunato), è scelta e intimità. In Hanzo, la sessualità e l’intimità sono strumenti, o meglio parti condizionate di rapporti e relazioni sempre strumentali, sempre indebite, sempre debitrici. Non c’è libertà, se non nell’etica, nella ritualità e nella dedizione. Eppure, malgrado le due diverse, antitetiche dinamiche relazionali (e sessuali) si manifestano modalità e bisogni comuni, dove le incertezze sono sempre presenti, come l’ambivalenza tra il controllo e il perdersi, la convivenza di potere e amore, il piacere della scoperta e l’ombra dell’ignoto.
Nel confronto tra epoche e costumi c’è la possibilità di riscoprire le costanti che rimangono nel tempo e osservare i mutamenti, anche rivoluzionari, che caratterizzano l’umanità. Senza dimenticare che non sempre evoluzione culturale è sinonimo di miglioramento tout court (ché la presunta libertà di Fragola e cioccolato nasconde senza dubbio alcune trappole e insidie), e che ci sono culture e popolazioni che a certi riti, usanze, costumi sociali e politici non hanno ancora rinunciato.
Harry.
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