martedì 17 agosto 2010

La morte e le dimensioni



 Il racconto in me si genera dall’inizio come una cosa scritta e disegnata, e in questi dieci anni c’è stato un percorso personale e artistico in cui ho costruito delle cose importanti. La conferma di essere nel giusto me la danno le parole di quelli che seguono il mio lavoro e ci si ritrovano. Scrivo e disegno per arrivare al cuore delle persone, attraverso il mio mondo, in cui i miei personaggi vivono le loro vite, e ne regalo una parte a chi legge. Che è Rimini perché è la città che amo.


Ci sono diversi modi per parlare della perdita di una persona cara.
È un argomento non facile, che riguarda tutti, e che presenta un elevato rischio di retorica.
Alcuni autori sono spinti a parlarne per fatti autobiografici, e la narrazione svolge anche funzione di auto-guarigione e catarsi. Mi viene in mente S. di Gipi, come esempio tra i più riusciti di quelli recenti. Altri lo affrontano come pura speculazione, forse per affrontare una personale sensibilità. Di questo secondo gruppo, mi viene in mente Mamma, torna a casa di Paul Horneschemeier, un racconto a fior di pelle, che mimetizza perfettamente l’autobiografia, e che è in realtà un’opera di finzione.

Non so in quale dei due gruppi si inserisca Io e te su Naboo di Mabel Morri.
Mabel Morri ha ormai una decina di anni di esperienza nell’ambito del fumetto (ha collaborato tra gli altri con il gruppo Self Comics), a fronte di una produzione per ora piuttosto ridotta. Io e te su Naboo (diretto riferimento a Guerre Stellari, passione di due protagonisti del libro) è il suo primo lavoro lungo, pubblicato con coraggio e cura da Kappa Edizioni. Cura, ma non so dire con quale impegno nella promozione. Ho l’impressione che il fumetto sia passato piuttosto inosservato, ma mi piacerebbe essere smentito.



Io e te su Naboo è un libro strano, che parla di due (tre?) rapporti di coppia speculari, entrambi alle prese con la perdita della persona amata. Ammetto di aver provato una forte ambivalenza per questo lavoro, che mi nasce in primo luogo dal disegno di Morri, per il quale provo una sorta di blocco. Fatico a capirlo. Perché fatico a leggerlo, e perché non mi è chiara la scelta stilistica verso la quale si sta muovendo l’autrice. Come lei stessa dice

Ma adesso il mio è lo stile Mabel Morri, con i suoi nasini, le scarpe, le inquadrature particolari. Ho talmente lavorato su me stessa che ci sono arrivata.

il suo non è certo uno stile casuale, ma ricercato con anni di lavoro. Uno stile però che trovo freddo, piatto (ovvero senza volumi), nel quale l’occhio perde la tridimensionalità. Le inquadrature spesso ravvicinatissime e l’assenza totale di tratteggi favoriscono questo schiacciamento alla bidimensionalità, e la lettura ne risulta faticosa. Sono certo che una colorazione intelligente, magari bicromatica, avrebbe giovato al lavoro di Morri (e questo, se non altro, è un consiglio a provarci).
A complicare ulteriormente le cose è la caratterizzazione grafica dei personaggi, che non raggiungono il giusto equilibrio tra schematizzazione e realismo. I volti, anonimi ed eccessivamente stilizzati, non riescono a riprendere vita attraverso i segni iconici tipici del disegno. E la presenza di due fratelli gemelli nel racconto non facilita l’interpretazione.
Uso il termine interpretazione con intenzione voluta, perché mi sono ritrovato in più pagine a dover fare un vero lavoro di disambiguazione di personaggi e avvenimenti. Uno sforzo che mi ha colpito, perché ormai decisamente raro nelle mie esperienze di lettura.
Da questo punto di vista, appare strano, direi incongruente il riconoscimento datole a Sarzana, nel contesto di Full-Comics, come Miglior disegnatore emergente. Se le doti ci sono, la sproporzione tra capacità tecniche e risultati raggiunti in Io e te su Naboo è, a mio avviso, davvero grande. Ma il tema delle premiazioni nell'ambito delle manifestazioni fieristiche è tutto da approfondire.


L’ambiguità di Io e te su Naboo, tuttavia, si rafforza e trova una parziale ricomposizione nell’insieme degli elementi che compongono il fumetto. La scrittura testuale, infatti, è più diretta e vera, in grado di sostenere il disegno e di dar vita a uno stile freddo ma sentito. Freddo, sentito, sono atteggiamenti in contrapposizione che permettono all’autrice romagnola di trovare una sorta di strano equilibrio, lontano da ogni possibile facile sentimentalismo e piglio retorico. E in alcune parti, Io e te su Naboo riesce a offrire autentici momenti di coinvolgimento emotivo.
Come si può osservare dalle tavole di esempio che posto, tuttavia, la parte scritta è in alcune tavole davvero imponente. Credo che una maggiore sintesi avrebbe giovato al racconto, anche perché, a volte, le calde parole dei protagonisti sembrano compensare la freddezza dei disegni.
Una prova quindi del tutto interlocutoria, a mio avviso. Che non merita di passare inosservata, ma di essere analizzata come significativa dell’evoluzione artistica di un’autrice che, forse, malgrado le sue dichiarazioni, deve ancora trovare la sua voce più autentica. 

Harry

tutti i disegni (c) mabel morri

2 commenti:

  1. inevitabile citare questo post sul mio blog!
    l'autrice ha dei numeri notevoli come scrittrice. ha una grande sensibilità.
    mi viene da dire che non ha la caratura del cartoonist...forse perché le interessa fino ad un certo punto la professione o il ruolo del fumettista.
    ma è una persona che non è facile da inquadrare.
    tutto quello che ha scritto e disegnato merita di essere letto e fatto leggere, ma condivido la sensazione che manca ancora qualcosa.
    o forse è e sarà così e basta...

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