lunedì 7 febbraio 2011

Julia - Destino comune



Quando nacque Julia, Berardi mi sembrava irriconoscibile. Se non nella perizia, almeno nei soggetti delle storie, nell’omologazione grafica, nella ripetizione pedante dello sviluppo dei singoli episodi. Ma Berardi ha avuto solo bisogno di tempo, e io con lui, per arrivare dove voleva: un format preciso, nel quale sviluppare, insieme ai suoi collaboratori fidati (e bravissimi) Mantero e Calza, una narrazione rituale dei nostri tempi sulle sofferenze della quotidianità. Tale vocazione è stata ampiamente rispettata, senza perdere mai di vista le necessità di genere, il divertimento, il ritmo e un certo schematismo d’obbligo.  

Dopo il rodaggio, insomma, Julia è diventata una delle serie Bonelli più belle e sorprendenti e accoglienti e dure e realistiche che si possano leggere in questi anni folli. Ne vuoi un chiaro esempio? Sincronizzati con il numero attualmente in edicola, Le lancette del destino, e inizia a scorrere con le onde del tempo dell’umanità varia e disperata che avvolge l’esistenza di Julia. È l’esistenzialismo a fiction, la rappresentazione dell’anomia sociale di questi anni, dopo la perdita di qualunque riferimento. Dove la protagonista, bella, malinconica, intelligente non ha in mano nulla, non tira le fila, non governa, non vince, non perde, non si arrocca, non combatte, … tutti perdenti, tutte vittime; tutti, perché incapaci di ritrovare un senso della vita, di arrendersi all’idea semplice ma eterna che l’esistenza non ha un senso, o un percorso, o un fine. E così, rimane solo il rumore di fondo. A meno di non sapersi fermare, spegnere la radio e fare silenzio.
Berardi e Calza e Piccoli raccontano con un senso del ritmo e una guida della narrazione corale che ha un che di ipnotico e circolare. La tecnica al servizio di un pensiero limpido.

Harry







da julia 149, disegni di stefano piccoli, sceneggiatura di giancarlo berardi e lorenzo calza - sergio bonelli editore

3 commenti:

  1. Letto ieri sera, e concordo con tutto (a parte su Montero che si chiama Mantero in realtà!)

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  2. Anche Piccoli: non Stefano, Ma Claudio :)

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